Prefazione

di Gianfranco Natoli



Gli esami non finiscono mai. Mai così vero, specie adesso che femministe e rivoluzione sessuale ci hanno d'un colpo messo crudelmente di fronte alla dura realtà, azzerando millenni di dolci e comodi privilegi macho-maschilisti. Ora non possiamo più barare, non ci possiamo più permettere di farci trovare impreparati pena, è proprio il caso di dirlo, dell'umiliante e insopportabile bocciatura. E con questa storia di Internet veloce come un lampo, potete giurarci, il mondo intero lo verrebbe a sapere nel giro di dieci minuti. Inutile negarlo, noi uomini siamo con le spalle al muro. Per migliaia di anni siamo riusciti a nascondere le nostre evidenti carenze e apatie. In aiuto ci sono venuti nobili e meravigliosi strumenti che ora, purtroppo, non possiamo più sfruttare : prima c'era la clava che, se usata opportunamente, lì dove si posa il lavoro del nostro dentista, impediva alle femmine di esprimere pareri sgradevoli. Poi ci siamo serviti del sapere, la cultura di cui le donne sono state saggiamente e lungamente tenute lontane dai nostri antenati. Anche la Chiesa ci ha aiutato fortemente in quest'opera meritoria. Fino all'undicesimo secolo l'ossessione per il calendario matrimoniale ci offriva valide scuse per evitare dall'esibirci, come signora intimamente richiedeva, in una pratica sessuale continuativa.

Si viveva in una sorta di paradiso : niente rapporti sessuali il mercoledì, il venerdì e il sabato di tutte le settimane. Proibitissima poi la domenica ma anche tutte le feste principali e le vigilie, i quaranta giorni della Quaresima, i venti dell'Avvento, il periodo delle mestruazioni, gli ultimi mesi della gravidanza e i quaranta giorni dopo il parto. Se poi aggiungiamo che, come predicava il buon vescovo Cesario di Arles (siamo pronti a giurarlo anche davanti ad un tribunale che si chiamava proprio così seppure ignoriamo se sia il protettore delle partorienti), "Si comporta da buon cristiano non solo colui che osserva la castità per molti giorni prima di ricevere l'Eucarestia ma che non conosce la moglie se non per il desiderio dei figli, perché si prende moglie non per la propria libidine ma per procreare figlioli". Insomma non avevamo neppure l'obbligo di impegnarci per far provare alla femmina uno straccio di piacere, dovevano farlo "non per piacere mio ma per piacere a Dio".

A conti fatti tra feste comandate, gravidanze e giorni in rosso, il nostro progenitore se la cavava con una dozzina di volte all'anno. E, una volta al mese, riconosciamolo, ci sembra una quantità sufficiente per farci venire voglia di farlo e per far dimenticare alla nostra partner la figuraccia del mese precedente.

A soccorrere i nostri antenati però non c'erano solo i precetti. C'era anche la paura della punizione divina, sotto forma di fiamma eterna. I cristiani che trasgredivano andavano incontro ad una serie di penitenze terribili che sembravano fatte apposta per salvare i malcapitati chiamati ad un impegno erotico più frequente. Per impartire e dosare le penitenze i preti attorno all'anno Mille usavano i penitenziali, testi ad uso dei confessori che accanto alle colpe prevedevano anche le relative pene, in una sorta di tabellina dove chi era più sporcaccione si beccava infiniti digiuni.
Hai posseduto tua moglie nella posizione in cui si mettono i cani ? Ebbene eccoti rifilati dieci giorni a pane e acqua. Condanna raddoppiata se il malcapitato si era avventurato in un rapporto sessuale durante la Quaresima oppure poco prima del parto. Da questo regime alimentare così scarno si capisce perché in quegli anni uomini e donne campavano in media solo una quarantina di anni.
Fame a parte è pure vero che grazie a forza bruta (prima), ignoranza (sempre) e Divina Provvidenza (all'incirca negli ultimi duemila anni) noi rappresentanti del sesso forte siamo spesso riusciti a scapolarla salvando dignitosamente la faccia evitando l'ignomia della fuga.

In verità qualcuno, erotomane incallito, è uscito da quella sana consuetudine dettata dalla parsimonia sessuale che nonostante tutto ci ha permesso di popolare la terra con ragionevole oculatezza. Costoro, con la loro vigoria amorosa, hanno spesso rischiato di mettere in crisi il Sistema che, per fortuna, ha trovato soluzioni alternative per far sfogare a questi pericolosi soggetti i loro bassi istinti e nel contempo salvare l'onorabilità di mogli e sorelle. E fu così che la Società si difese creando un'altra di quelle istituzioni fortemente innovative e solo apparentemente rivoluzionarie : i casini. Qui, al riparo da occhi critici, e sotto il motto del "pagare mi permette di non far godere", al maschio è stato autorizzato per qualche altro secolo di evitare irritanti confronti e anche faticose performance. Uno stato di benessere psico-fisico purtroppo finito con la comparsa, nei recenti anni Sessanta, della donna sapiens capace di articolare concetti profondi, quali "il sesso è mio e me la gestisco io". Ora che tutti i tabù sono caduti, che la clava è irrimediabilmente vietata, che nessuna ragazza crede più "all'amplesso meraviglioso che dura al massimo due minuti", siamo tutti inesorabilmente finiti sul lettino dell'andrologo.
Quelli che stiamo vivendo sono veramente anni terribili. Gli alibi sono caduti, i bordelli pure, e nessuno può più sottrarsi da quell'obbligo lungamente evitato : far provare piacere alla propria compagna. Anche le statistiche sembrano congiurare contro le umane maschili debolezze. Questo non è il momento di mettersi a piangere ma di guardare ai numeri con sufficienza, come se la cosa non ci riguardasse : nel 1997 un italiano in media faceva l'amore 102 volte l'anno, nel 1998 si è calati a 92, nel 1999 sembra che abbiamo superato di poco gli ottanta amplessi. E visto che di solito il picci-pocci dura 7 minuti, fate i conti e vi renderete conto che abbiamo perso veramente poco sonno, come quando cambia l'ora legale. Inutile poi piangere per il fatto che quasi il 30 per cento degli italiani tra i 25 e i 60 anni ha un calo di desiderio sessuale, il 26 per cento ha problemi di eiaculazione precoce, il 21 per cento paura del rapporto e il 20 per cento è impotente. Non ci pensate, sono solo numeri e poco importa se sono reali. Ma se proprio non potete fare a meno di deprimervi e di rischiare il suicidio, niente paura una soluzione c'è e non si chiama pillolina dell'amore. Si tratta di fare sport, di correre, allenarsi, non per andare alle Olimpiadi ma bensì per finire a letto dove, se non avete paura della vostra partner, potrete evitare di correre via e lanciarvi in una lunga maratona piena di soddisfazioni (si spera) e di primi premi.

A farvi salire sul podio contribuirà quello che troverete in questo studio, rigorosamente medico-scientifico, approntato con pazienza ed amore dal dottor Bruno Fabbri. Una lezione di vita che vi aiuterà a farvi trovare pronti nei momenti più importanti, quelli che vi serviranno per vivere più a lungo ed anche meglio.
Dopo aver letto questo trattato nessuno potrà più sottrarsi: né gli uomini, chiamati definitivamente a fare gli uomini, e né le donne, che dovranno dimenticare i secolari mal di testa, i dolori intercostali, le preoccupazioni per il pupo che potrebbe svegliarsi, la minestra da mettere a scaldare, la lavatrice che va svuotata. Scuse non ce ne saranno più per nessuno e la voglia dovrà tornare a tutti, anche a coloro che dovranno riprendere ad esibirsi tra le mura domestiche. Prepariamoci, dunque, a metterci la tuta da allenamento prima di finire sotto le lenzuola con baby doll e boxer firmati. Ad aiutarvi, state tranquilli, ci penseranno queste pagine dove non troverete solo delle pillole di saggezza ma un vero e proprio armadietto di sapere e conoscenze, da cui pescare a piene mani per interpretare la vita con maggiore leggerezza, dedicando più tempo al sesso, a voi stessi (e non è detto che le due cose a volte non possano coincidere), allo sport, agli svaghi di carattere sessual-sportivo.
Un consiglio disinteressato : scegliete di praticare con assiduità ed impegno l'unica disciplina agonistica che è in grado di regalare allegria ed il cinquanta per cento di probabilità in meno di ammalarvi di cuore : il sesso, appunto. Ve lo garantisce uno che fa l'amore da trent'anni e, ve lo posso giurare, è stato bene tutte e tre le volte.
E poi, per dirla sempre con Eduardo, comunque "a da passa 'a nottata..." e visto che ci siamo perché non farlo in compagnia ?